In Tarquinia Albergo Diffuso | Camere e Appartamenti

CORNELLA - In Tarquinia Albergo Diffuso

TI TROVI A CORNETO

you are in Corneto

Se fossi arrivato nel periodo intercorrente:

If you had visited this town in the period:

tra il IX secolo e il 22 settembre 1872

ti saresti trovato a Corneto;

Between the IX century and the 22nd

of September 1872 you would have been in Corneto;

tra il 23 settembre 1872 ed il 23 aprile 1922

ti saresti trovato a Corneto-Tarquinia;

Between the 23rd of September 1872 and the 23rd

of April 1922 you would have been in Corneto-Tarquinia;

siccome sei arrivato dopo il 23 aprile 1922

ti trovi a Tarquinia.

But since you arrived after the 23rd of April 1922

you are in Tarquinia.

Liberamente tratto da alcuni articoli di Anna Alfieri con la quale ho avuto il piacere e l’onore

di rivisitarli e sintetizzarli e che ringrazio

per la sua gentile disponibilità.

Francesco Alemanno

| Nel nome di Corneto |

Per mille anni CORNETO infiammò la fantasia dei viaggiatori che attraversavano la Maremma laziale e si incise per sempre nei loro ricordi per ciò che ancora oggi è facilmente ammirabile: per la maestà delle sue torri e dei suoi campanili, per la cinta muraria ancora intatta e nei secoli mai espugnata, per la grazia dorata delle sue chiese e dei suoi palazzi ed inoltre per la fama dei suoi uomini d’armi e di fede, per la dottrina dei religiosi raccolti nei suoi monasteri, per l’immensità dei suoi campi coltivati a grano e per la temeraria singolarità del suo nome allusivo e selvatico. Purtroppo però, quando il paese venne inglobato nell’Italia sabauda, si scoprì con meraviglia che tanti altri Corneto o Cornedo, i cui nomi sono tutti derivanti dalla straordinaria e antichissima pianta del Corniolo, punteggiavano la nostra penisola.

Accadde così che i Cornetani, per distinguerlo dagli altri comuni, scelsero di aggiungere al nome originario quello regale dell’antichissima Tarquinia etrusca, che era sorta e vissuta sulla collina retrostante, lontano dal sito della medievale Corneto, decidendo per il nome di Corneto-Tarquinia.

Se però nel 1872 il cambiamento era stato imposto dall’alto in seguito ad uno storico riassetto geopolitico, nel 1922 il nome di Corneto venne cancellato per sempre dalla carta geografica dalla unanime e fermissima volontà popolare.

Era accaduto che qualche anno prima, un forestiero giunto a Corneto-Tarquinia per inaugurare una associazione culturale, tra una bicchierata e l’altra ebbe ad affermare che da secoli “l’infelice nome di Corneto, richiamando le corna coniugali, proiettava sulla graziosa cittadina maremmana un incombente riflesso di ridicolo”.

Infierendo oltremodo, nascosto sotto lo pseudonimo di TIR, sparse sulle popolarissime pagine de “La Tribuna”, il settimanale allora più letto dagli italiani, l’orribile notizia che Corneto Cornuto, già dai tempi di Boccaccio, era universalmente considerato un paese di donne leggere e che ovunque, storpiando il nome dantesco di Rinieri da Corneto, si rideva delle disavventure di un certo Cornieri da Corneto, assai sfortunato in amore.

In questo spietato modo i bravi abitanti del luogo diffamato, aprendo tranquillamente il loro giornale preferito, in una bella mattina di primavera appresero a mezzo stampa che non vivevano, come sempre avevano voluto credere in una ispida selva di duri cornioli ma, come forse segretamente già sospettavano, in una fitta selva di corna bovine.

L’umiliazione e l’onta furono così forti che decisero di cancellare per sempre dalla loro vita, dalla loro memoria e dalla loro reputazione l’imbarazzo di sentirsi beffardamente definiti Cornetani preferendo il solo nome di Tarquinia.

L’iter burocratico si concluse il 23 aprile 1922 dopo mille anni di storia gloriosa e battagliera fu decretata ufficialmente la morte per eutanasia del nome bello e guerresco dell’altero Corneto che svanì per sempre nel nulla.

Ma Tarquinia, si sa, è una città bizzarra, contraddittoria e a suo modo anche incompiuta che, dopo aver ripudiato il suo vecchio nome troppo rustico per la sua etrusca nobiltà, non è riuscita poi a strapparsi, dal cuore e dalla mente, l’immagine semplice della pianta selvaggia che aveva ispirato la sua vecchia denominazione fin dall’XII secolo e che ancora campeggia, ufficialmente consacrata dalla legge, al centro del suo stemma municipale.

E dire che Vincenzo Cardarelli, poeta sublime, amava la vecchia denominazione del suo selvatico paese natale e a quanti a Roma osavano dargli maliziosamente del cornetano, cornetanamente rispondeva: “Per avere un bel paio di corna non è necessario essere nato a Corneto; ché da noi le corna fanno così poca paura che si tengono per ornamento sopra i credenzoni” ma ciò non bastò a salvare il nome dell’antica Corneto.

L’Albergo diffuso IN TARQUINIA, e il Ristorante “I Priori” – il gusto perduto, ispirandosi ai principi di promozione e solidarietà sociale hanno tra gli altri scopi, il recupero, la valorizzazione, la promozione, l’esaltazione e la salvaguardia del corniolo essendo stato un frutto, tanto importante in passato per la comunità, da dare il nome alla città di Corneto ed essere rappresentato, indelebilmente fin dall’XII, secolo nello stemma del Comune.

Stemma: di rosso alla croce piana d’argento caricata in palo e fascia di un corniolo al naturale radicato, fogliato e fruttifero di rosso

| Caratteristiche del frutto

  |

Le corniole sono delle drupe simili a piccole ciliegie dalla forma allungata, dapprima verdi e poi rosso scarlatte a maturità.

| Utilizzo |

Oltre ad essere consumate fresche sono molto ricercate per la preparazione di gelatine, composte, liquori e per la produzione di conserve, confetture e mostarde.

Ai giorni nostri, dove gli alimenti sono saturi di zuccheri, riscoprire altri gusti più aciduli e amarognoli ha una doppia valenza di gusto e salubrità.

La mostarda risulta ottima in abbinamento a formaggi e carni lesse e piatti a base di selvaggina. L’utilizzo della corniola in cucina rappresenta forse la parte più interessante di questo frutto. Le soluzioni e le destinazioni sono molteplici, con potenzialità ancora del tutto inesplorate.

È proprio il gusto acidulo del frutto che gli dà un carattere di unicità che lo rende estremamente appetibile sia sotto il profilo culinario sia sotto il profilo gastronomico.

Uno degli scopi del Ristorante “I Priori” – il gusto perduto, è il recupero di antiche ricette e la sperimentazione di nuove a base di corniole.

| PROPRIETÀ NUTRITIVE |

Le corniole hanno svariate qualità nutritive: oltre a vitamine, caroteni e tannini, contengono elevati dosi di principi antiossidanti e vantano proprietà astringenti. Decisamente elevato è anche il contenuto di vitamina C,

molto più che gli stessi agrumi. Dalla corteccia del corniolo, inoltre, si ricava un estratto in grado di placare lo stato febbrile, lo stesso estratto rappresenta anche un aiuto per contrastare episodi di dissenteria. Secondo alcuni studi, il corniolo vanta anche proprietà antinfettive e antimicrobiche tanto da risultare efficace contro alcuni tipi di batteri resistenti agli antibiotici.

A tal proposito, può rivelarsi utile per combattere affezioni alle vie respiratorie e articolari.

| CURIOSITÁ SUL CORNIOLO |

Una leggenda diffusa in Crimea vuole che il diavolo abbia chiesto ad Allah per sè l’albero del corniolo, perché vedendolo fiorire prima di tutti gli altri, tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera,

credeva di poter mangiare bacche presto e prima di tutti. Ma il corniolo va a maturazione lentissimamente e il diavolo si arrabbiò così tanto, stufo di aspettare che sputò sulla pianta e la dette agli uomini, che ben contenti raccolgono oggi il suo frutto in autunno inoltrato. Il corniolo (cornus mas) deve il suo nome alla durezza del legno che caratterizza la corteccia di questo albero da frutto. Il nome corniolo deriva, infatti, dal termine cornus che vuole dire appunto “corno”. Secondo la leggenda, il famoso “Cavallo di Troia” venne realizzato dai Greci con il legno dei cornioli di un bosco sacro ad Apollo situato sul monte Ida, così come il giavellotto con il quale Romolo tracciò i confini di Roma. I romani, per la sua resistenza, utilizzavano il legno della pianta per fabbricare i raggi delle ruote dei carri, i cunei per spaccare i ceppi e per farne lance e giavellotti. L’arco di Robin Hood si racconta fosse realizzato in legno di corniolo.

La comunità serbo-ortodossa considera il corniolo una pianta sacra: un detto popolare serbo ma diffuso anche in Italia recita “sano come il corniolo”.